Marcellina, sagra delle forature e disastri

 

 

Bike-story di Enrico Pizzi -02.10.2011

 

Seduto sul divano anzi, “costretto” sul divano, da un operazione molto fastidiosa ma improrogabile, cercando la posizione meno dolorosa possibile (cioè cambiandola in continuazione), mi rendo conto di alternare lo sguardo dall’ultimo numero, ormai consunto, di MTB Magazine al cielo incredibilmente azzurro che sta caratterizzando questo autunno quanto mai privo di piogge e quindi fango sui sentieri. È una settimana proprio oggi che sono stato operato ma già mi sembra una vita che non salgo sulla mia amata Flash insieme a tutti gli amici con i quali condivido questa grande passione che mi spinge inoltre a mettere in comune attraverso le parole elettroniche, le forti emozioni che si percepiscono solcando i tracciati dei boschi. Il più grande rammarico è dovuto alla consapevolezza di sapere che questo è il periodo più affascinante per la mtb, perché il bosco, non ancora spoglio completamente, ti accoglie con una moltitudine di sfumature di colori caldi che a dispetto dell’aria frizzante, ti riempiono gli occhi di un ineguagliabile e sorprendente calore della natura; un peccato veramente non poter condividere questi momenti con voi!
Per scacciare la malinconia ed onorare un impegno che mentalmente mi ero prefissato dopo gli eventi che vi racconterò, ecco come ricordo una gara… buffa.

Finalmente è arrivata la gara di Marcellina! Sono proprio ansioso di partecipare per un senso di rivincita che mi ha pervaso da quando all’inizio di settembre, correndo a Frascati, ho riportato un risultato non certo brillante; un mese di ferie al mare senza toccare un qualsiasi mezzo a due ruote, si è fatto proprio sentire. Le gambe infatti, non più abituate a “frullare” rapide sulle salite ripide dei nostri boschi ma piuttosto ad un ozio senza “freni” fatto di giornate trascorse sotto il caldo sole e leggere immersioni nell’Istriano blu cristallino, e di NON tanto leggere cene dove il palato è stato cullato da prelibatezze culinarie locali, non avevano più la spinta che ricordavo competitiva, anche se un po’ appannata dalla stagione, prima di partire. La tecnica più o meno c’era ma non camminavo proprio! Insomma M’ERO SBRAGATO. Ricordo che la sensazione più brutta l’ho avuta quando, passando l’ultima volta negli ultimi 300 mt prima del traguardo in un tratto sempre completamente pieno di tifosi che incitavano i vari concorrenti, non ho trovato più nessuno!!!! “Ma allora sono proprio arrivato ultimo o quasi!”, mi sono detto. Beh ultimo no, ma quindicesimo di categoria si; un risultato molto deludente per me in questa stagione che, pur essendo la prima a livello agonistico, mi ha regalato discrete soddisfazioni. “Mi voglio proprio rifare” pensavo, mi sono allenato per ripristinare forza e tono muscolare nelle tre settimane precedenti e sono proprio curioso di sapere se i consigli di Paolo e il mio impegno, hanno sortito un buon effetto.

L’appuntamento ormai solito a San Giovanni Reatino, vede gli amici che verranno con me a condividere la gara già vestiti da “pupazzi” come me d’altronde, pronti alla partenza…. Stavolta ho fatto tardi io!!! Ci salutiamo, il Generale con il Magno e lo Stambecco con il Compare, per chiudere la carovana con i due agonisti per eccellenza, Gastone e Gianpy oltre al mitico e fortissimo (questo realmente), Il Lungo che, dato per “dissidente” la sera prima, si presenta pronto a dare battaglia! Ottima compagnia, in 7+1 come i magnifici o i re di Roma (+1) e via dicendo….. ne avevamo celiato sul forum a sufficienza i giorni prima della gara.

Marcellina, addossata ad una ripida montagnola, non ha una strada in pianura se non alcuni piccoli tratti che adducono alla piazza principale stretta e lunga. È la seconda gara a cui partecipo senza l’ausilio del mio amato camper e del quale continuo a rimpiangere l’utilità perché, vuoi mettere arrivare di sera tranquillo trovando il tuo parcheggio comodo e la mattina svegliarti alle sette invece delle cinque prepararti ed entrare in griglia fresco come una rosa? Solo la ricerca del parcheggio è infatti un incubo e dopo una ventina di minuti, ci sbattono in una stradina secondaria (in discesa naturalmente) sotto un cantiere edile parecchio distante dalla partenza. Pacco gara e numero sono ormai fissati alla secca lucida, controllata in tutti i suoi serraggi la sera prima e funzionante come un orologio, integratori nelle tasche posteriori della maglietta, OK; bene si può partire per il riscaldamento. Con il Magno chiacchieriamo di mtb, delle varie tecniche di allenamento, ma anche di altro mentre il Compare ci segue a ruota tutto eccitato e concentrato per il desiderio di ripetere la bella gara di Frascati e “passare le mele allo Stambecco”.

Il riscaldamento, come letto milioni di volte sulle riviste del settore deve essere progressivo almeno di venti minuti con alcuni scatti che come dice Paolo servono ad accendere il motore e proprio mentre, dopo un allungo con il cuore bello alto strillo “Ecco che lo accendo!!!!” provo a sganciare il piede destro che rimane incastrato sul pedale seppur io ruoti il tallone ben oltre i soliti gradi. Provo e riprovo mentre la bici rallenta lentamente fino quasi a fermarsi, ma la scarpetta non ne vuole sapere di sganciarsi! Cacchio cosa è successo? A momenti cado ma alla fine riesco a sganciare e con orrore mi accorgo che sotto la piastrina dell’aggancio, manca una vite persa chissà dove. “NIENTE PANICO!......OK PANICO!!!” come nel film L’Aereo più Pazzo del Mondo, è la sensazione che mi invade…. Mancheranno appena 10 minuti alla partenza e io già mi immagino fumante, a guardare la gara dalla transenna facendo sbollire la rabbia nell’incitamento dei miei amici. OK, corro come un pazzo a cercare qualcuno che mi possa rimediare questa maledetta brugola ma neanche il furgone dell’assistenza, che in questa gara imparerò a frequentare spesso, ne è provvisto. Infatti a chi gli si è mai svitato poco prima della gara il tassello della scarpetta? A nessuno sicuramente! Solo lo Stambecco ce l’ha nella cassettina alla Eta Beta ma chiusa in macchina del Generale che, già pronto in griglia e concentratissimo, quando gli chiedo di accompagnarmi, beh accompagnarmi no, magari solo di indicarmi dove ha infilato lui la macchina nelle vie tortuose del paese, mi guarda con una leggerissima espressione di dissenso del tipo “Eh Nooo eh! E mica me poi rompe li c……. così!!! Guarda che io me sto a giocà li punti sa’???” Intuendo la “velatissima” protesta nello sguardo, decido di desistere nell’intento. Allora rinuncio? NO! allora stringo forte la brugola superstite e sperando in una sua eroica duplice tenuta, parto lo stesso; “al limite mi faccio un giro e mi vedo il percorso, ormai sono qui!”

Nella piazza gli atleti, belli divisi per categoria, attendono che finisca di parlare prima lo speaker, poi il sindaco, e l’assessore allo sport…. E noi attendiamo,”forza che qui ce freddamo!” suggerisce velatamente qualcuno. Si scambiano battute “Aho ‘a prima salita, vedete de prennela piano che sinnò tte stronca! Poi chennesò, si cciai ‘a gamba!” mi suggerisce un mio “parigrado” proprio dietro. Inno d’Italia, la prima volta che lo sento prima della partenza e…. VIA!!!! Partono gli elite che, scattanti come ghepardi, si immettono nella salita a sinistra sparendo in un attimo dietro al palazzo. A mano a mano, distanziati di trenta secondi tutti gli altri; ora tocca a noi…. Si parte, SX la salita la intravediamo prima all’interno del paese, poi man mano le case si vanno diradando e la pendenza aumenta. Come al solito ho il cuore sopra i 180 ma stavolta sono bello avanti, sono tra i primi della mia categoria, l’allenamento di queste tre settimane ha sicuramente sortito gli effetti sperati. Al termine della prima asfissiante salita, con pendenze fino al 20% sono terzo; affronto un tratto tecnico, sconosciuto per me con una certa cautela, non voglio attaccare e staccare il piede troppo spesso perché rischio di ritrovarmi nuovamente con la scarpetta bloccata che, in caso di sgancio di emergenza, potrebbe rivelarsi la soluzione ideale per farsi male! Due rampette in legno in salita e un tratto in discesa tra le rocce che normalmente avrei fatto in sella, mi vedono “meschinamente” passare con bici al fianco, ma non fa nulla, è già tanto se riesco a fare qualche giro! Altra salita, stavolta con pendenza più umana ci porta al secondo discesone, questo veramente impegnativo, largo, velocissimo ma dal fondo sdrucciolevole, e con una pericolosissima contropendenza sulla sinistra che non consente errori. Sono concentratissimo quando alla fine, dopo una curva a gomito inizio a sentire… avete presente quella sinistra sensazione di…di..  si! Proprio di ruota posteriore bucata. Azzz, pure questa, speriamo non sia troppo grave! L’incidente meccanico, nella sua forma più banale, è proprio quanto di più utile a perdere una gara!!! Come al solito utilizzo per diverse volte la bomboletta di CO2 e ci riprovo, ma il copertone ad ogni giro continua a sputare fuori impudico il prezioso quanto inutile fluido che viene spacciato per “AntiForatura”, ma che risulta inutile quanto un tagliaerba per un orso marsicano. Dopo aver utilizzato, come ultima speranza un altro must delle inutilità AntiForatura ovvero la “miracolosa” bomboletta con la schiuma a pressione, con risultati quantomeno deludenti, e tra 50 metri in sella e 50 metri a piedi, mi autoconvinco che li destino della gara è ormai compiuto, è quindi inutile resistere. Spingo mestamente la bici fino al camioncino dell’assistenza, proprio vicino al traguardo, non senza alcuni moti interni di agonismo sottomesso vedendo i concorrenti che mi passano accanto veloci l’uno dopo l’altro. Proprio sul bancone dell’assistenza ho lasciato la borsetta con la camera d’aria di emergenza che decido di utilizzare; l’avevo lasciata perché “Tanto è un XC, i giri sono corti, e poi ho i copertoni nuovi TNT ma Double Defense…. mica bucherò proprio oggi!”

Ecco appunto!

Il ragazzo molto gentile e che postumo ringrazio, mi da’ una mano ad inserire la camera d’aria, e in un tempo decente, ma certo non da formula uno, mi decido a ripartire perché anche se faccio solo due o tre dei cinque giri, almeno mi alleno e non butto la domenica. E via verso il solito primo salitone. Incontro il grande Gastone, il viso madido di sudore, con un’espressione di sofferenza immane che gli contorce il viso ad ogni pedalata, e che lo rende più simile ad uno schiavo Egizio frustato durante il trasporto di uno dei giganteschi massi che servirono alla costruzione delle piramidi, che ad un uomo che ha liberamente scelto il proprio divertimento la domenica mattina!!! Per la fatica la bici gli oscilla in un incerto Zig Zag come una foglia al vento: “Forza Andrea che la salita è quasi finita!” gli strillo, consapevole che tanto ce la dovrà comunque fare da solo.

Bello il secondo giro, anche se in alcuni tratto comunque non posso azzardarmi a spingere come vorrei, e poi, tanto a questo punto cosa verrebbe? Mi metto dietro un ragazzo con la maglietta di campione Regionale…. Deve essere uno forte! Però mica male, non lo mollo e lui .probabilmente stupito mi si rigira chiedendomi “Ma tu chi sei?”. Io imbarazzato non so cosa rispondere se non uno sciocco “Io sono uno normale, un M3!” Pessima risposta che comunque lo tranquillizza, fino a quando scolliamo la salita che immette subito dopo nel discesone veloce. Gasato dalla salita, sono concentratissimo a cercare di tenergli la ruota in discesa, ma in non più di cinque secondi mi rifila non meno di 100 metri!!! È un missile, e io non ce la faccio a stargli dietro e lo perdo definitivamente. Solo rincontrandolo casualmente negli spogliatoi capisco che ha appena vent’anni!!! Beh con venti in più la differenza si sente!!!

“Altro giro…. Altro regalo” si direbbe… e il regalo arriva proprio alla fine del terzo giro quando nel paese, tra scalette e vicoli sento l’anteriore “troppo” morbido!!! Oddio ho bucato anche davanti!!! Arrivo a piedi nuovamente sotto il traguardo dove c’è il tappetino, almeno mi registro tre giri, e mentre tocco il copertone per capire cos’ha, visto che non è completamente sgonfio, mi si avvicina un ragazzo: “che succede? Hai bucato? Non preoccuparti……CI PENSO IO!!!” e con una bomboletta dal tubicino trasparente ed terminale filettato in plastica, prova ad avvitarlo sulla valvola. Mi accorgo che ha preso male la filettatura ma…”poveraccio, è stato così gentile, non me la sento di dirglielo e poi cosa succederà mai?” beh qualcosa succede….. alla pressione del pulsante la schiuma inizia ad uscire fuori dalla valvola e invade completamente la ruota fino al mozzo! “Scusa, scusa, ora te la levo!” e prova a svitarla ma, essendo stata avvitata male nello “sviamento”, si porta appresso anche la valvola e quindi PSSSSSSS….. ecco ora si che la ruota è proprio COMPLETAMENTE SGONFIA! “Lascia Fare… Faccio io!!!” Resistendo al primitivo istinto di staccargli un braccio a morsi, corro nuovamente verso il furgoncino dell’assistenza. “Arieccomi! Stavi in pensiero eh?”. Rigonfiamo semplicemente senza ulteriori aggiunte di liquido, e dopo un rapido check…. “mah sembra tenere, mò ci riprovo!”, riparto per un altro giro tanto mi dicono il primo non sia ancora arrivato. Alla fine del quarto passo sulle solite scalette ma, dopo un centinaio di metri non mi sembra di ricordare la strada…. E infatti, da un ragazzo che mi viene incontro riesco a capire, tra una sua parolaccia e l’altra, che abbiamo sbagliato strada a causa la prematura rimozione delle transenne che delimitavano il percorso…… siamo proprio arrivati tra gli ultimi!!! Finalmente taglio il traguardo e mi ricongiungo, dopo una rapida doccia ai miei compagni, arrivati tutti tra i primi cinque compreso il Compare, inarrestabile nel suo pavoneggiamneto dovuto ad una microcoppa vinta grazie al suo terzo posto.

Incredibilmente molto soddisfatto per le belle sensazioni, anche se arrivato diciottesimo di categoria, archivio questa bella giornata di Mountain Bike rientrando a casa con il percorso che mi scorre ancora davanti agli occhi e tutti gli eventi buffi, che ho voluto raccontare che mi lasciano ancora un sorriso come spero questo racconto lo lascerà anche a voi.

 

 

 
 

 

 
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