Un tranquillo Bike-weekend di paura

 

 

Bike-story di Enrico Pizzi - 19.06.2011

 

Domenica 19 giugno 2011, come da calendario, siamo a programmare la nostra partecipazione alla Granfondo dei Briganti di Manciano, valida come quinta delle sei prove del circuito della Maremma Tosco Laziale al quale io e GiosVi abbiamo deciso partecipare. Stavolta l’organizzazione, normalmente complessa, lo è stata ancor di più perché, a rompere l’equilibrio organizzativo lineare fatto della classica partenza del venerdì sera o del sabato mattina, e dell’avvicinamento progressivo al luogo della manifestazione previo passaggio, vista la stagione, al mare, ci si è messa “La Contessa”, carissima cugina di Carla e Fabrizio che ha deciso di nascere proprio il 18 giugno (ma guarda tu che ardire!!!) e, visto che 40 anni vengono una volta sola e sono considerati un traguardo importante, perché non fare un bel festone a Maccarese nella notte del sabato sera, ballare fino a notte tarda? Alla Contessa non si può né si vuole dire di no, ma… “IO DOMENICA C’HO ‘AGARA PORK….” Non mi posso mica sballare fino alle 5 del mattino perché altrimenti gli alberi che saranno sul percorso rischio di vederli fin troppo da vicino… corteccia compresa; allora? Allora si va al mare e poi io, solo soletto, me ne vado a Manciano di notte cercando di arrivare ad un’ora decente (entro mezzanotte spero)…. “Me tapino” diceva Paperino, ma vedremo in seguito com’è andata a finire.


Allora quindi partiamo in camper per il mare; prendo tutto, cassetta degli attrezzi con tutto il necessaire per eventuali modifiche in corso d’opera, anche un bel Gato 1,9 nel caso ci fosse fango. Fango? A Giugno? Ma se sono due mesi che non piove! Beh non si sa mai!!! Visto che ci sono, carico anche tutta l’attrezzatura da surf.


Ahhhh….., oggi mi voglio proprio riposare prima della gara, ne ho proprio bisogno; vengo da una settimana terribile fatta di un viaggio di tre giorni con partenza all’alba per la Francia, varie nottate di lavoro, e un rientro traumatico, sempre in nottata tarda, che mi hanno sfiancato. La mattina però il vento di scirocco, benché presente un po’ fuori (un centinaio di metri), inizia a farsi sentire e lo spititus surfisticus inizia a pervadere il corpo del “malcapitato” affetto, come tutti i surfisti nostrani,  dalla sindrome da astinenza da vento, che non può essere certamente lasciato andare quando c’è ma bisogna assolutamente prendere.
Mi cambio ed entro in acqua con la 5,4 e dopo i primi metri capisco che fuori il vento è bello copioso  tendendo ad aumentare bordo dopo bordo; di surfare le onde non se ne parla, ancora troppo basse, ma qualche salto lo faccio giusto per riprendere la mano (e il piede) con l’attrezzatura. Mangio, provo a riposare (non mi voglio stancare troppo) e rientro nel pomeriggio; stavolta il vento è molto forte, fuori la vela inizia ad essere veramente troppo grossa e i salti questa volta sono più alti e radicali.

 

Bordo su bordo passano tre ore prima di ricaricare tutto in camper e dirigerci verso la “ridente “Maccarese tutti belli docciati e pronti per la festicciola comprensiva di spettacolo di Burlesque. “Il camper quasi quasi lo parcheggio qui proprio di fronte allo stabilimento della festa, certo è un po’ buio ma il parcheggio è tutto buio, e poi è anche pieno di macchine, quindi….” Carla prepara le quattro borse nelle quali inserirà ciò di cui avrà bisogno il giorno successivo ovvero…. TUTTO!!! Sono belle pronte in bellavista di fronte alla porta per fare rapidamente il trasbordo nel camper di Fabrizio che, come al solito, è in ritardo e che prima di arrivare a destinazione si perderà dalle dieci alle quindici volte… come al solito!!! Arrivano le 22:30 e io inizio a fremere per andare via. Saluto i vari invitati e La Contessa che già in preda ai fumi dell’alcool a festa appena iniziata mi fa un plateale in bocca al lupo per “ma dove devi andare? Alla gara? e de ché? ahhh de monten baiche? Vabbé ciao allora, buon divertimento!” e, insieme a Carla, ci avviamo verso il camper sempre in attesa di Fabrizio e Chiara. “Guarda! Ci sono anche due persone con le torce che controllano il parcheggio!! Meno male, almeno stiamo tranquilli!” Mai situazione fu così platealmente mal interpretata!!!

Il camper infatti PRESENTA QUALCOSA DI STRANO, come ad esempio il vetro spaccato della portiera destra, che ero certo di ricordare intero solo un’oretta prima. Dentro la situazione è piuttosto SCONVOLGENTE con tutti i mobiletti, pensili e armadio aperti e tutto per terra ma soprattutto il bel bocconcino formato da ben quattro borse preparato da Carla completamente scomparso.

 

Fare la lista di tutto ciò che ci è stato simpaticamente “prelevato” è impresa ardua ma vi faccio solo un piccolo estratto: carte di credito e bancomat, patente, carta di identità, tessera sanitaria, carte Agip, chiavi della macchina appena rifatte, occhiali da vista nuovi nuovi, Blackberry, costumi nuovi, una borsa piena scarpe e i migliori vestiti che una donna può portare per una serata di festa. Basterebbero i primi quattro oggetti per ricevere le più sentite condoglianze dall’amico, come diceva il non mai abbastanza compianto Giorgio Gaber, in uno dei suoi stupefacenti monologhi.

 

È incredibile come in alcune circostanze lo spirito religioso, sopito nella vita quotidiana, si riproponga presente, mettendoci a conoscenza di santi dei quali abbiamo sempre ignorato il nome, facendoci quindi riempire la bocca con nomi molto vicini al paradiso! Dopo ingiurie e maledizioni, riuscendo miracolosamente a non perdere il controllo, superando non poche indecisioni, mi decido a partire lo stesso verso Manciano non senza suscitare però le “velatissime” proteste da parte di Carla che, in preda ad una crisi di panico, si rende conto che non ha più neanche lo spazzolino da denti e sarà costretta a raccattare alla meno peggio lo stretto necessario per trascorrere una domenica al mare (quindi tutto il rimanente) in un tempo brevissimo situazione per una donna assolutamente impossibile da controllare!

 

Tra le proteste chiudo alla meno peggio con una busta per l’immondizia e dello scotch telato, lo spazio lasciato dal vetro ora in frantumi e, dopo un breve commiato (cacchio è già mezzanotte e mezza!), riprendo l’Aurelia in direzione nord. Il rumore della busta di plastica non mi da’ tregua tenendomi “compagnia”per tutto il tragitto costringendomi ad una velocità di crociera… anzi DA CROCIERA! I minuti passano e la stanchezza aumenta facendomi arrivare a Manciano alle due alla ricerca del parcheggio per la notte che, nonostante le indicazioni del buon vecchio GiosVi dormiente già da un bel po’, sembra svanito nel nulla. Parcheggio trovato, mando un sms ai festaioli di Maccarese per evitare ulteriori telefonate; mettiamo la sveglia ma lasciamo il cellulare acceso, non si sa mai, non mi dovessi svegliare domani mattina, magari Giovanni mi verrà a bussare. Ma come mi addormento alle quattro e dico QUATTRO del mattino squilla il cell!!!! È il numero di Chiara al quale rispondo sentendo solamente un gran rumore di musica e schiamazzi vari. Ma porKa P….. Com’è possibile che gli eventi sfavorevoli si concentrino sempre in maniera così casualmente logica? In tutta la mia vita non ho mai ricevuto una chiamata in piena notte, neanche quando magari mi sarei potuto alzare con tutta calma la mattina… pensa domani che la sveglia è alle sei e mezza!!! Attacco spegnendo il telefono con rabbia non cedendo, solo per puro miracolo, al primordiale istinto che, come un diavoletto accovacciato sulla spalla, mi suggeriva di scaraventarlo fuori dal finestrino.

 

Mi sveglio con un la sensazione di essere sbarcato, non su Marte, troppo vicino, ma su URANO, per giunta con un ferro da stiro sopra la testa che mi pesa come un macigno. Piano piano riprendo conoscenza aiutato dall’adrenalina che lentamente sale, e da GiosVi insieme al quale vado a sbrigare le solite formalità di pacco gara e chip prima di ricontrollare la belva e la secca pulite come un pavimento appena lucidato, e pronte alla battaglia. La notte ha fatto giusto quattro gocce e il tempo sembra infidamente nuvoloso: “mah, quasi quasi mi porto una borraccia sola mentre nell’altro portaborraccia ci metto la camera d’aria di ricambio come fa’ il vecchio GiosVi! Così sono più leggero e vado più forte…..” Ma ndò devi ANNA’! altro errore imperdonabile.
Una ventina di minuti di riscaldamento e siamo in griglia sotto una bella pinetina che funziona anche da arrivo. Mancano pochi minuti e la tensione sale fino a quando, dopo il rituale “In bocca al Lupo Ercolino!” ed un sorso alla borraccia (particolare non trascurabile di cui mi pentirò amaramente) viene dato il via che ci porta, tutti in gruppo, per la strada che attraversa il paese, prima di farci lasciare l’asfalto per inerpicarci verso la prima salita. Come al solito ho detto a GiosVi che bisogna attuare una strategia ovvero, “ partire a Tutta!!!” anche perché non ne conosco altre, e stavolta le gambe spingono forte per il primo salitone. “Ammazza quanto vado oggi ma com’è? Quella è la moto!” Non ci sono proprio abituato, sarò tra la decima e la quindicesima posizione… checcianca come dice il Magno!!! Ma siamo solo all’inizio! Prima discesa veramente brutta, piena di sassi grandi che creano gradini e passaggi da inventare con una buona tecnica e dove, vista la posizione ed essendo solo l’inizio della gara, la velocità è alta ed il rischio altrettanto! A sinistra un biker è a terra sdraiato tenendosi la spalla (probabilmente rotta) con la bici lontana, mentre gli altri atleti sfrecciano veloci incuranti… sembra. Anche io passo, ma un brivido mi percorre la schiena; “Mamma mia, incominciamo bene!”. La forcella lavora e la bici salta agile tra un sasso e l’altro, fino a quando la borraccia, quasi animata di vita propria, decide di saltare anche lei, ma aimé fuori dalla sede, per andarsene a spasso tra i sassi. PORK!!!! Ed ora? Ne ho portata solamente una e siamo solo all’inizio! Vabbè , mi sento bene e poi tra “soli” 15 Km ci dovrebbe essere il ristoro e poi non è ancora molto caldo! Ne avessi azzeccata una di considerazione!

 


Dopo qualche altro chilometro il tracciato esce dal bosco e il sole, come nei film di Sergio Leone dove simile ad una enorme palla incandescente arrostisce il povero cowboy rimasto solitario in mezzo alla landa desolata e pietrosa, inizia a scottare sopra la pelle, fornendomi una sensazione di afosità incredibile. Poco dopo affrontiamo il tremendo “strappo del Brigante”, dove l’enorme pendenza, il fondo molto sconnesso e l’assoluta mancanza di ombra, ci costringono a spingere la bici in salita: “ma com’è che sta bici più salgo più pesa?”, Oddio che fatica, ho il cuore in gola e alla fine della salita, non dico che mi aspetta la visione della madonna, ma di un qualche beato sconosciuto sicuramente. Altro campo aperto sotto al sole e la gola è sempre più secca, per ,fortuna ci si immette nuovamente nel bosco e lì in fondo vedo un ruscello da guadare; per fortuna un po’ di refrigerio… vacua speranza! Mi impiccio abbastanza sbagliando la traiettoria e sono costretto a mettere il piede a terra spingendo nuovamente la bici a piedi; solo dopo qualche chilometro mi accorgo che non potrò più controllare la prestazione sul mio prezioso Sigma, con il quale stavo registrando tutti i valori di questa gara, puff sparito nel nulla probabilmente in quel infido ruscello. Arghhh ed ora come faccio a sapere quanto manca e soprattutto ‘ndo sto? Ci voleva pure questa! oltre al danno fisico anche quello economico visto che si tratta di un ciclocomputer top di gamma! Qualche chilometro ancora e, come un miraggio, ci appaiono le gentil donzelle del ristoro, dalle cui mani prelevo avido due bottigliette di acqua che utilizzo, una per l’esterno del contenitore (me la butto addosso), l’altra per l’interno (me la bevo come se avessi attraversato il deserto). Purtroppo però il processo di disidratazione evidentemente ha già avuto inizio, e sotto al sole inesorabilmente sempre più alto e sempre più caldo, quella poca acqua ingerita non può di certo ripristinare le scorte idriche che la sudorazione dissipa così rapidamente. “Forza che vo vu ssiete ‘mbel gruppetto!” Ci incoraggia, in uno sguaiato maremmano, un autoctono abitante, abbandonato sotto al sole in uno dei tanti bivi che delineano il percorso, e allora una piccola iniezione di energia si fa strada nel corpo dandomi ancora una ventina di minuti di autonomia prima del crollo, che avviene puntualmente ad una decina di chilometri dal traguardo. “Toh ma questo che mi supera da dove viene?, ma non mi stava dietro?” e mi sorpassa in salita come un treno; “e quest’altro anche pork…e come cammina!” Mmmmm non è un buon segno, e infatti le gambe già da un po’ hanno iniziano ad appesantirsi in maniera molto più preoccupante: Non so se vi è mai capitato, durante un impegno importante, di non riuscire a controllare la mente lasciandola in balia di torvi pensieri che si infilano vagando per la corteccia cerebrale come animati da vita propria facendoci pensare ad altro del tipo ….. “Ma che ci faccio qui?” “Che fatica! ma chi me lo ha fatto fare?” “Senti che odore de lasagna, quanto mi piacerebbe stare a casa davanti ad un bel piatto fumante!” ma soprattutto, cosa che non mi era mai capitata “Mo me butto per terra e me faccio riportà alla fine dalla jeep, Basta! Nun jela faccio più!!!”. L’ultima salita, quella che conduce al paese, proprio negli ultimi chilometri, si trasforma in un tormento infinito, facendomi addirittura sbagliare la breve traiettoria in discesa su una rampa di legno messa sul percorso per sorpassare le ultime scalette prima del traguardo. Se non ci fosse stato un provvidenziale pino, me ne sarei andato di sotto. Passo sotto al gonfiabile con la scritta ARRIVO in uno stato di semi incoscienza; mi avvento su tutti i liquidi messi a disposizione dall’organizzazione con una foga di un naufrago che ha attraversato l’oceano sotto il sole cocente, ingozzandomi di Acqua, Sali, The e tutto ciò che assomiglia ad un fluido commestibile. Poi mi butto in terra con le gambe in alto sperando che il sangue presente (presente? Non mi sembra più tanto vero), possa ritornare a circolare nel cervello attenuando la sensazione di nausea. Dopo una ventina di minuti,.. arriva il buon vecchio GiosVi che, non dico proprio fresco come una rosa, ma in condizioni ancora di articolare pensieri coerenti e abbastanza logici, cosa che io non riesco ancora a fare mi si mette a raccontare come se nulla fosse il percorso che si, gli è piaciuto, certo il caldo tanto eh, e poi hai visto quello che si è fatto male? Insomma con nonchalance chiacchiera mentre io ancora boccheggio. Ecco come possono essere vissute in maniera totalmente differente identiche situazioni! Torniamo in camper per la doccia ristoratrice di rito e rimettendo a posto la Secca, mi accorgo che ho perso anche la camera d’aria! Beh c’era da aspettarselo con tutto quello che mi è successo in questi ultimi due giorni!!!


Finalmente è finita, si torna a casa, ma l’esperienza di questi Briganti me la porterò dentro sicuramente per molto tempo ed è questo il motivo per cui ho deciso di raccontarla in queste poche righe sperando di non avervi annoiato troppo.

 

 

 

 
 

 

 
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